Page 5 - MARCELLO FANTONI
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Introduzione














                      Proviamo a immaginare l’Istituto d’Arte di Porta Romana negli ultimi anni Venti, quando lo frequentava un
                  ragazzino preadolescente che si chiamava Marcello Fantoni. Erano anni magici, quelli, per l’Istituto e per Firenze. Il
                  direttore Mario Salvini e Ugo Ojetti il grande Presidente, potevano  ben dire che la “Porta Romana” di allora tollerava
                  pochi e forse nessun confronto in Italia e in Europa.Aveva ragione.
                      All’Istituto insegnavano Libero Andreotti, Bruno Innocenti, Gianni Vagnetti, Carlo Guerrini che era responsabile
                  della sezione della ceramica e direttore artistico della Cantagalli.Tutto intorno c’era Firenze; la Firenze in bilico fra
                  Futurismo e Ritorno all’Ordine, fra gli umori di strapaese e lo snobismo cosmopolita dei Berenson, degli Acton, dei
                  Perkins, appollaiati sulle colline di cipressi e di ulivi come parti del paesaggio. Mentre ancora ferveva di talenti e di
                  successi e incantava il mondo la Firenze artigiana dei mobilieri, dei bronzisti, dei ceramisti, degli incisori.
                      Quando penso al destino di Fantoni, ai suoi successi di critica, di notorietà e di mercato, al ruolo che ha avuto
                  nelle storie della ceramica moderna, al fatto che egli è stato nel suo campo  “fino agli anni Cinquanta e Sessanta
                  l’equivalente di quello che è stato, nello stesso periodo, Gian  Battista Giorgini  per la moda fiorentina e italiana in ambito
                  internazionale (Bojani)”; quando penso al brillante destino di un fiorentino speciale che ha affascinato i collezionisti e
                  i conoscitori più squisiti d’Europa e d’America, subito mi viene in mente “Porta Romana”, felice laboratorio di
                  talenti e mi viene in mente la Firenze degli anni Venti e Trenta, scintillante vetrina di spregiudicata raffinata
                  intelligenza. Il talento nasce da un contesto di talenti operosi e fruttuosi. Marcello Fantoni ha avuto in sorte di
                  formarsi in quella che può essere considerata forse l’ultima stagione geniale nella storia della nostra città.
                      Il resto ce lo ha messo lui. Ci ha messo, attraverso l’arco di una vita, la pazienza, la caparbietà, il metodo di chi
                  continuamente vuole sapere e capire e continuamente migliorarsi. Ci ha messo la curiosità, il gusto dell’azzardo, la
                  voglia di mettersi in gioco,la capacità di ascoltare e di studiare e poi di reinterpretare  con cuore caldo e mente serena,
                  ciò che si è ascoltato e studiato.
                      Quando si può guardare il secolo XX dalla soglia gloriosa dei novant’anni, allora si può dire che del Novecento
                  si è visto tutto e capito tutto: la pace e la guerra, gli entusiasmi e i disincanti, le speranze e le delusioni. Da artista
                  Fantoni ha conosciuto  Art Nouveau e Futurismo, Ritorno all’Ordine e  Astrazione, Informale e poi ancora
                  Naturalismo. Il nostro ceramista meraviglioso ha visto tutto, tutto ha cercato di capire, tutto ha voluto sperimentare.
                       Un obiettivo (probabilmente inconsapevole) Marcello Fantoni però se lo è dato e noi siamo qui oggi per
                  dimostrare che quell’obiettivo egli lo ha pienamente realizzato. Con la sua opera lunga settantacinque anni egli non
                  solo ha onorato il Paese come pochi altri nel  Novecento, ma ha dimostrato che Firenze e la Toscana sono state e
                  possono continuare ad essere scuola e laboratorio di internazionale Modernità.























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                                                                               SOPRINTENDENTE PER I BENI ARTISTICI E STORICI
                                                                                                DI FIRENZE, PISTOIA E PRATO






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